IL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA SI ESPRIME CONTRO IL TRATTENIMENTO DEI RICHIEDENTI ASILO NEI CIE

I richiedenti asilo trattenuti presso i C.I.E: due importanti prese di posizione del Tribunale Civile di Roma in tema di trattenimento su 5 azioni del Centro Operativo per il Diritto d’Asilo.

Il Tribunale Civile di Roma, con due decreti di elevato interesse giuridico, ha affermato due importanti principi in tema di trattenimento: la necessaria presenza del trattenuto all’udienza di proroga e l’applicazione nel nostro ordinamento di quanto affermato dalla Corte di Giustizia con la sentenza Arslan in tema di trattenimento del richiedente asilo. Con la sentenza Arslan, infatti, la Corte di Giustizia aveva chiarito come il soggiorno di un cittadino di un Paese terzo, che abbia chiesto asilo in uno Stato membro, non debba considerarsi irregolare, fintanto che non sia intervenuta, nei suoi confronti, una decisione negativa definitiva relativamente all’istanza di protezione internazionale.

Al cittadino straniero richiedente asilo che non si trovi in condizione di irregolarità amministrativa, non può pertanto applicarsi la c.d. “Direttiva rimpatri” che prevede appunto il trattenimento presso i C.I.E. ai fini dell’identificazione e dell’espulsione. Sempre secondo la Corte di Giustizia, il trattenimento può essere mantenuto o prorogato unicamente in casi residuali, ovvero nei casi in cui il trattenimento risulti l’unica misura oggettivamente necessaria ad evitare che lo straniero si sottragga al rimpatrio e qualora si evinca, a seguito di approfondita valutazione caso per caso, che la domanda di protezione sia stata avanzata pretestuosamente e strumentalmente al solo fine di ritardare l’esecuzione del rimpatrio. Il Tribunale Civile di Roma ha accolto in pieno la attenta interpretazione della Corte di Giustizia non prorogando il trattenimento presso il C.I.E romano di Ponte Galeria di cinque giovani nigeriani intercettati in mare dal personale militare di Mare Nostrum, fatti immediatamente oggetto di un decreto di respingimento differito e supportati dal Centro Operativo per il Diritto d’Asilo. Il giudice non ha mancato, inoltre, di affermare come “nel caso di specie, la richiesta non sia stata effettuata dopo che era stato già emesso un provvedimento di espulsione nei casi previsti dalla legge, ma tempestivamente all’ingresso in Italia dello straniero in quanto il trattenimento al CIE è stato immediatamente disposto all’atto dell’ingresso nel territorio nazionale” ovvero appena tradotti al C.I.E In ultima analisi il Giudice ha inoltre riconosciuto come la provenienza del richiedente protezione internazionale trattenuto, da un Paese in cui persiste una situazione di conflitto e violenza generalizzati – com’è il caso della Nigeria – basti da sola ad escludere la pretestuosità della domanda d’asilo. Con separato provvedimento, infine, il Giudice ha accolto l’interpretazione costituzionalmente orientata dell’articolo 14 del d.lgs 286/98 –così come affermatasi da tempo presso la Corte di Cassazione – riconoscendo che anche durante le udienze di proroga devono essere riconosciute al trattenuto le garanzie di un contraddittorio pieno, consistenti nella necessaria presenza del suo difensore e nella sua audizione personale.

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