CONVALIDA DI TRATTENIMENTO NEL CIE IN ASSENZA DI UN INTERPRETE

Il Tribunale di Roma proroga il trattenimento di tre richiedenti asilo nel CIE senza consentire la presenza di un interprete. ASGI: “Violato il loro diritto alla difesa e la giurisprudenza della Corte di giustizia europea che vieta il trattenimento di chi chiede protezione” Al via azioni legali del Centro Operativo per il Diritto all’Asilo. Il 30 aprile 2014 si sono tenute le udienze di proroga del trattenimento di tre cittadini nigeriani richiedenti asilo, trasferiti nel CIE di Ponte Galeria direttamente dopo il loro ritrovamento in mare nel corso delle operazioni della marina militare di Mare Nostrum.

La domanda di asilo è stata presentata immediatamente dopo l’arrivo al CIE. L’udienza si è svolta in assenza di interprete e il giudice ha affermato che il trattenimento è funzionale allo svolgimento della procedura di riconoscimento della protezione internazionale. A poche settimane dagli importanti provvedimenti dello stesso Tribunale di Roma che avevano affermato i due fondamentali principi per cui il soggiorno di un cittadino di un Paese terzo, che abbia chiesto asilo in uno Stato dell’Unione europea, non deve considerarsi irregolare e la necessaria presenza del trattenuto all’udienza di proroga, sono stati emessi tre decreti di convalida del trattenimento che vanno nella direzione opposta. In primo luogo il Centro Operativo per il Diritto all’Asilo (un progetto di Senzaconfine, con la partecipazione di ASGI e Laboratorio 53) denuncia l’assoluta illegittimità della proroga del trattenimento dei tre cittadini nigeriani in oggetto. Il giudice nominato per le udienze di convalida, normalmente operante presso la sezione fallimentare del Tribunale di Roma, ha infatti deciso di prorogare il trattenimento, fraintendendo la funzione ed i presupposti dell’istituto del trattenimento ai fini dell’espulsione e interpretando la normativa sul trattenimento dei richiedenti asilo in disaccordo con quanto stabilito dalla Corte di Giustizia UE (caso Arslan, C-534, sent. Del 30.05.2013). I decreti di proroga, infatti, non tengono conto di quanto stabilito dalla Corte europea di Giustizia che ha chiarito che il trattenimento dei richiedenti asilo è legittimo solo laddove sia dimostrato che la richiesta di protezione internazionale – presentata successivamente al trattenimento – sia stata proposta al solo fine di sottrarsi al rimpatrio. È stato lo stesso Tribunale di Roma, in casi del tutto analoghi a questi, a sottolineare come “la provenienza del richiedente [di origini nigeriane, n.d.r.] consente di escludere un giudizio di manifesta pretestuosità della domanda, in considerazione anche della situazione attuale della Nigeria, ove persiste una situazione di conflitto e violenza generalizzati che pongono a serio rischio l’incolumità dei civili”. I tre decreti del 30 aprile sono invece basati sull’erronea convinzione per cui il trattenimento sarebbe disposto “a garanzia dello stesso trattenuto, il quale davanti la commissione stessa potrà far valere le sue ragioni” e addirittura il giudice arriva a sostenere che “la eventuale mancata un progetto di Centro operativo per il diritto all’asilo c/o Associazione SenzaConfine via di Monte Testaccio 23/a 00153 Roma Tel./Fax 06 57289579 e-mail ass.senzaconfine@gmail.com proroga frustrerebbe la finalità di mettere la commissione nelle migliori condizioni per garantire al trattenuto le sue ragioni”. Come è noto i Centri di Identificazione ed Espulsione hanno la funzione che si desume facilmente dalla loro denominazione e nulla hanno a che vedere con il supporto alle attività delle Commissioni Territoriali. Né tantomeno la permanenza al loro interno consente una facile attività di ausilio agli stranieri richiedenti asilo: basti pensare alle enormi difficoltà che incontrano i difensori nello svolgere i colloqui con i propri assistiti (tempo limitato, totale mancanza di privacy, collocazione geografica periferica dei CIE). In secondo luogo si denuncia la gravissima violazione del diritto al contraddittorio e alla difesa ai danni dei tre cittadini nigeriani trattenuti. Infatti, nonostante sia stata data tempestiva comunicazione – sia da parte della difesa che da parte degli interessati stessi – della volontà degli stranieri trattenuti di assistere all’udienza, il giudice non ha ritenuto necessaria la presenza di un interprete, ritenendo insufficiente la comunicazione alla Questura e dato che “non si profila alcuna esigenza di sentire l’interessato”. Ciò è in netto contrasto con quanto ribadito in più occasioni dalla Corte di Cassazione e dallo stesso Tribunale di Roma – di cui il giudice vanta di seguire l’orientamento prevalente – che invece sottolineano come “al procedimento di proroga del trattenimento […] devono essere applicate le stesse garanzie del contraddittorio, consistenti nella partecipazione necessaria del difensore e nell’audizione dell’interessato”. I legali del Centro Operativo per il Diritto all’Asilo hanno, pertanto, intenzione di impugnare questi decreti del Tribunale di Roma innanzi alla Suprema Corte di Cassazione.

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