La Questura di Roma vieta il rinnovo/rilascio del pds per protezione internazionale e umanitaria

Il Centro Operativo per il Diritto all’Asilo ha ricevuto nel corso delle ultime settimane numerose segnalazioni riguardanti ilRIFIUTO, da parte della Questura di Roma, di RINNOVARE/RILASCIARE i permessi di soggiorno per protezione internazionale e umanitaria sulla base della mancata ISCRIZIONE ANAGRAFICA presso una dimora reale ed effettiva.

Secondo quanto riportato nelle segnalazioni ricevute, la Questura di Roma nelle ultime settimane ha notificato numerosi preavvisi di rigetto ai sensi dell’art. 10-bis l.n. 241/90 e provvedimenti con i quali rifiuta le istanze di rinnovo del permesso di soggiorno ritenendole irricevibili. Tali atti, notificati a titolari di protezione internazionale e umanitaria, si fondano sull’errato presupposto che sia necessario per il rinnovo di tali permessi la dimostrazione della disponibilità di una “dimora reale ed efettiva” all’interno della provincia di Roma e la conseguente iscrizione anagrafca presso il relativo indirizzo.

In questo modo la Questura sta negando il diritto al soggiorno e l’esercizio dei fondamentali diritti connessi (accesso al servizio sanitario nazionale, diritto a sottoscrivere un contratto di lavoro o di locazione o anche ad allontanarsi dall’Italia) ai richiedenti che hanno efettuato l’iscrizione anagrafca nel Comune di Roma presso le associazioni e gli enti abilitati (Centro Astalli, Casa dei Diritti Sociali ecc.).

La possibilità di tale iscrizione, che presuppone di diritto l’accertamento della dimora sul territorio, è stataistituita per tutti coloro che pur efettivamente svolgendo la propria vita a Roma non hanno la possibilità di dimostrare il possesso di un luogo fsico/abitazione per diverse ragioni: hanno immobili in aftto senza regolare contratto, sono senza fssa dimora, sono ospiti presso i centri di accoglienza ecc.

La Questura di Roma ha quindi introdotto un ulteriore requisito non previsto dalla legge e di fatto impossibile da soddisfare, instaurando una prassi che è molto dannosa poiché oltre a limitare i diritti dei titolari di protezione, genera un circolo vizioso all’interno della procedura di rinnovo rischiando di facilitare condizioni di ricattabilità del cittadino straniero, costretto a subire condotte illecite di tipo estorsivo.

Per contrastare tale prassi illegittima si prevede che, oltre all’impugnazione dei provvedimenti notificati unitamente alla richiesta di risarcimento del danno, si procederà a una segnalazione alla Commissione Europea affinché sia avviata una procedura di infrazione nei confronti dello Stato italiano, la questione verrà inoltre segnalata all’UNHCR e al Ministero dell’Interno.

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