Intervista a Marta Lotto, dottoranda in antropologia da poco tornata da Ventimiglia

Pubblichiamo una breve intervista a Marta Lotto, dottoranda in antropologia all’Università di ParisVIII Saint Denis, che lavora sulle mobilitazione politiche dei migranti, da poco tornata da Ventimiglia.Migranti a Ventimiglia

Da quanto tempo sei a Ventimiglia? Sono passata a Ventimiglia nei giorni precedenti a giovedì 11 giugno quando 40 persone si sono fermate sul confine della frontiera italo-francese affianco al mare. Ci sono ripassata la notte dell’11 e mi sono fermata il giorno seguente e poi sono tornata il lunedì seguente per restarci qualche giorno.

Com’è la situazione? Dove sono dislocati i migranti e le forze dell’ordine? Sul confine tra Ventimiglia e Mentone ci sono due frontiere indicate dai cartelli e delle strutture delle ex-dogane: una sul mare e una su un ponte qualche metro al di sopra. Poi ci sono l’autostrada, la ferrovia e dei sentieri. I treni che provengono dall’Italia, uno ogni mezz’ora in media, fermano in una piccola stazione – Menton Garavan, a un chilometro dalla frontiera – o nella stazione centrale di Menton e sono controllati dalla polizia francese che arriva qualche minuto prima dell’arrivo del treno, si schiera sul marciapiede e ispeziona ogni vagone chiedendo documenti a chi sembra loro un migrante. I marciapiedi di Menton Garavan sono circondati da reti metalliche che non permettono la fuga. Coloro che sono senza documenti vengono caricati sulle camionette, e portati al di là della frontiera. Nel perimetro dalla zona di frontiera al centro città c’è un passaggio continuo di camionette della polizia, ogni tanto con a bordo due o anche un solo uomo in divisa. Ho visto migranti fermati in strada, bloccati mentre cercavano di salire sull’autobus che li avrebbe portati verso il centro, con passanti indicare alla polizia dove si erano diretti nei tentativi di fuga. Ho visto un uomo nascondersi tra i fiori di un cortile interno e un poliziotto chiedergli di seguirlo. Ho visto una donna quasi svenire, quando un poliziotto l’ha scoperta su un autobus. Appena prima del confine sul mare gruppi di migranti aspettavano il momento per passare. I controlli sul territorio francese sono aumentati prima dell’11, come è aumentata anche la pressione dei migranti che volevano attraversare il territorio francese. Qualcuno sul mare aspettava la sera, altri provavano a passare la frontiera sul marciapiede della strada principale, credendo ingenuamente di non essere notati. Ma il colore della pelle, la paura negli occhi bassi, i sacchetti, zaini, qualcuno portava con sé dei trolley, li rendevano facilmente rintracciabili. Alcuni invece passavano più di nascosto e qualcuno comunque è arrivato fino a Nizza e poi oltre. Le persone con le quali ho parlato erano in Italia da molto poco, chi da 5 giorni chi da massimo un mese. Sono arrivati fino a lì in treno. Non hanno incontrato reti di solidarietà, né istituzioni che abbiano fornito loro dei consigli o spiegato le opportunità e le leggi europee. Una volta rintracciati dalla polizia, sono riaccompagnati al confine, vengono loro chieste le generalità (nome, età, paese di provenienza), nessun foglio viene rilasciato loro quando vengono ricondotti, al di là del confine, in Italia, dove li aspetta ogni tanto il bus della Croce Rossa che li riporta a Ventimiglia, o tornano a piedi o ritentano di raggiungere Nizza. Qualcuno è stato riaccompagnato da Nizza e mi ha mostrato scontrini di Nizza.

Da quali Paesi provengono i migranti che si trovano a Ventimiglia? Hai avuto modo di parlare con loro? Cosa vogliono e cosa pensano di fare nei prossimi giorni? Ho l’impressione che sia cambiata un po’ la provenienza, in principio venivano da tutto il Corno d’Africa, adesso sembrerebbe più dall’Eritrea. Sono per lo più molto giovani, molti sulla ventina, alcuni qualche anno in più, qualcuno sembra anche più giovane. In principio ho visto poche donne, sono diventate più visibili il giorno del presidio, la maggior parte però di esse, con i bambini o incinta, aspetta in stazione. Vogliono tutti attraversare la frontiera per andare nel nord, alcuni non hanno ben chiaro dove, altri hanno amici o familiari in altri paesi. Solo una persona con la quale ho parlato si voleva fermare in Francia, molti vogliono andare in Inghilterra, e non immaginano le difficoltà per raggiungerla e non mi credono del tutto quando racconto loro di Calais. È girata voce tra loro che in Italia è meglio non stare, uno mi racconta che ha incontrato un amico che vive in Italia, non ha lavoro e non può lasciare il paese, mi ripete che lui vuole evitare tale situazione, vuole un futuro, poter studiare, lavorare, vivere bene. Tutti dichiarano che l’Italia è per loro un paese di transito e non uno d’arrivo, non conoscono le convenzione e gli accordi tra gli Stati europei, dicono solo che non vogliono lasciare le impronte in Italia. Alcuni mi raccontano di aver finito i soldi, che hanno speso tutto per comprare biglietti per Parigi (a più di 100 euro) ma sono stati fatti scendere dal treno, altri hanno pagato 5 euro più volte per arrivare a Nizza, ma sono stati bloccati e rispediti a Ventimiglia. Ci sono situazioni di famiglie divise: donne arrivate a Nizza e uomini rimasti in Italia… Durante la prima notte di presidio davanti alla frontiera affermano che preferirebbero morire piuttosto che dover interrompere il proprio viaggio lì.

Esistono delle strategie messe in atto dai migranti per eludere i controlli e attraversare la frontiera? Non lo so, fino all’11 si trattava per lo più di strategie individuali, giovedì sera dicevano invece di voler restare insieme e di voler passare tutti insieme, perché era estenuante provare a passare individualmente e essere rispediti indietro e a chi diceva loro che però era più facile passare di nascosto e illegalmente il confine rispondevano che adesso lo domandavano collettivamente. Il venerdì mattina, su un cartoncino avevano scritto in uno stentato francese che nessuno di loro parlava: “Nous son anseble” (Nous sommes ensembles). I primi giorni le lingue più parlate e capite erano l’inglese e l’arabo, con l’arrivo di nuovi migranti, alcuni – pochi – conoscono anche il francese.

A Milano e a Roma si sono attivate delle reti di solidarietà dal basso. A Roma in particolare la solidarietà che è stata portata dai cittadini non si è tradotta in semplice assistenzialismo e azione di carità ma, come scritto su di un comunicato “La solidarietà è la nostra arma”, la solidarietà è considerata un’azione politica di mutualismo da una parte e di denuncia verso le politiche di accoglienza italiane e europee dall’altra. Qual è la risposta dei cittadini di Ventimiglia? Sottolineo il fatto che il presidio alla frontiera, che ora direi che si è trasformato in un campo, è stato spontaneo, non c’era nessuno oltre i migranti nel primo giorno e mezzo della loro protesta, erano risoluti a non voler andare via di lì, ma altrettanto ignari delle leggi interne all’Unione Europea. A partire da venerdì i giornalisti erano numerosi, poi è cresciuta la solidarietà, sono arrivati i solidali dell’appello No Borders, giornalisti e molte persone hanno portato cibo, olive, sigarette. Alcuni passano per scambiare parole, portare i giornali. La solidarietà è rispettosa del volere dei migranti. I primi giorni i migranti domandavano informazioni per capire meglio la situazione, chi avrebbe preso la decisione a proposito del loro transito, successivamente sembravano più annoiati. Quello che è mancato nella solidarietà, almeno all’inizio, è stato qualcuno che spiegasse loro i loro diritti, gli scenari possibili qualora fossero stati forzati a tornare a Ventimiglia, come funziona il diritto di asilo in Europa, e che margine di manovra abbiano con le polizie. Più volte ho ricevuto richieste di spiegazioni di questo tipo. Mi sarebbe piaciuto avere una specie di prontuario in inglese/arabo/francese dei diritti da dar loro per la continuazione del viaggio, e magari degli indirizzi o numeri di reti di avvocati, associazioni, occupazioni, sportelli… Durante tutta la situazione di stallo iniziale né le autorità francesi, né quelle italiane hanno spiegato ai migranti la situazione e le ragioni per le quali non si possano attraversare liberamente le frontiere. Qualche giorno fa la polizia ha sgomberato un gruppetto di loro, non con la forza come martedì mattina, e un ragazzo domandava giusto cosa stesse succedendo, perché li portavano via? Spiegazioni sulla situazione e nessuno gli ha risposto. La rete di solidarietà sulla frontiera si è infittita, alcuni raggiungono il confine sulle indicazione e l’appello del presidio No Borders, sabato c’è stata una manifestazione alla quale ha partecipato molta gente delle reti antagoniste del Nord, qualcuno ha portato loro ombrelloni, hanno costruito dei ripari con tendoni, installato un postazione internet e ricarica cellulari con un pannello solare, insomma un’efficiente rete di persone si è data da fare. Molti solidali sono singoli che vengono da più o meno lontano, alcuni sono turisti e gente che viene in solidarietà e sostegno, per sostenere moralmente e con aiuti concreti i migranti. La Croce rossa, se nei primi momenti ha sperato o provato a convincere i migranti a tornare indietro (cosa che peraltro continua a fare consigliando docce e pasti caldi in stazione a Ventimiglia), una volta capito che il presidio/campo/occupazione non si sarebbe mosso, è stata presente nella distribuzione di cibo, acqua, cure.

C’è stata una visita ufficiale da parte delle istituzioni? C’è una loro effettiva presenza a Ventimiglia? Non credo, nessuno me ne ha parlato, parlando con i migranti nessuno dice di aver avuto contatti se non con singoli, solidali e giornalisti.

Che spiegazioni sono state date dalle forze dell’ordine a sostegno del blocco? Le spiegazioni non vengono date sul confine, le si leggono sui giornali. Il primo giorno sembrava esserci un po’ un braccio di ferro tra polizia italiana e francese, la polizia italiana raccoglieva prove del fatto che i migranti fossero passati per Nizza, ma poi non hanno più detto nulla. Allo sgombero di sabato non ero presente. Nei giorni successivi sono state portate a Ventimiglia persone che non si trovavano sugli scogli e altre vengono convinte a lasciare l’accampamento al confine per rientrare in stazione a Ventimiglia. Queste vengono però rilasciate in stazione e alcune tornano al confine che però è maggiormente controllato anche dalla polizia italiana che non lo lascia raggiungere facilmente.

Qual è la tua opinione sulla situazione attuale, non solo di Ventimiglia ma anche di Roma e Milano? Come credi si risolverà? Quale sarebbe invece una tua proposta? Credo che politicamente questa situazione possa creare un consenso alle richieste italiane di stabilire delle quote, che possa rimettere in discussione la convenzione di Dublino, ma che provochi anche una situazione di stallo e di non responsabilità dell’Italia nei confronti dei migranti e rifugiati. Proposte chissà, mi ripeto ma credo che ci sia veramente la necessità di condividere e fare chiarezza a solidali e migranti delle opportunità/leggi/diritti in Europa e costruire reti di solidarietà informale nel paese, spingere per mostrare la violenza della convenzione di Dublino e fare pressioni sulle istituzioni per progetti integrati e che fanno perno sulle reti dal basso per permettere ai rifugiati di poter trovare futuro anche in Italia.

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